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Presentazione del libro “Mute parole e ingannevoli delizie” di Gennaro Oriolo – editore e imprint Ferrari Editore

La casa editrice Ferrari Editore presenta il nuovo libro di poesie e immagini di Gennaro Oriolo.

Venerdì 5 febbraio, la Biblioteca delle Oblate, a Firenze , ospiterà la presentazione della raccolta poetica “Mute parole e ingannevoli delizie” di Gennaro Oriolo (Prefazione a cura di Franco Manescalchi). Delicate ma ancorate alla realtà, intimiste ma allo stesso tempo carnali, le poesie di Oriolo ci accompagnano tra le suggestioni del ricordo intriso di nostalgia, in un intreccio di paesaggi, passaggi, passioni fatte di parole mute e riflessioni sulle ingannevoli delizie della vita e del mondo.

Biblioteca delle Oblate, via dell’Oriuolo 26 – Firenze
05/02/2010 – ore 17.30
Introduce e coordina: Rosa Maria Di Giorgi, Assessore P.I. Comune di Firenze Relaziona: Massimo Seriacopi, critico letterario
Interviene: Settimio Ferrari, editore
Leggono: Vania Rotondi, attrice e Roberto Visconti, attore
Interventi musicali: Erica Fialà, violinista e Anastasia Filippini, violinista

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GLI ANNI SCONOSCIUTI VISSUTI DA PADRE PIO A PIETRELCINA

Finalmente rivelato il lungo periodo trascorso a Pietrelcina, dal 1909 al 1916, dal Frate delle stigmate. Nel suo libro Padre Pio, Sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, Donato Calabrese ha scandagliato litinerario storico, spirituale e mistico percorso da Padre Pio nella sua città natale, a causa della misteriosa malattia che lo ha costretto a soggiornare per sette lunghi anni lontano dalla fraternità cappuccina.
Appassionato studioso di Padre Pio e della spiritualità cristiana, Calabrese ha reso finalmente pubblica la vita straordinaria, le manifestazioni soprannaturali, gli insoliti fenomeni mistici, le bilocazioni, le profezie, le estasi ed i tormenti personali e familiari del Frate di Pietrelcina. Un sacerdote, un religioso cappuccino, apprezzato, stimato ed amato, in questi anni nascosti della sua giovinezza, dalla sua gente di Pietrelcina.
Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare, la sua missione sul Gargano, lasciando inesplorato un tempo ben definito, eppure fondamentale del suo divenire umano, religioso e mistico. E il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda, e mistica della vita di Padre Pio.
A tale periodo storico è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale.
Questo libro mi sta particolarmente a cuore ha confidato lautore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell’intera esistenza di Padre Pio.
Dal 1909 al 1916, nella sua amatissima Pietrelcina, Padre Pio ha vissuto straordinarie esperienze soprannaturali durante le quali è stato visitato da Gesù, da Maria santissima e dal suo angelo custode. A Pietrelcina Padre Pio ha percorso tutto l’itinerario doloroso della Passione di Cristo, vivendo nel proprio corpo i fenomeni mistici della ferita damore, delle stigmate, della trasverberazione, della flagellazione e coronazione di spine.
Nella sua città natale è stato plasmato con colpi di salutare scalpello, per divenire L’Alter Christus, l’altro Cristo, ed essere forgiato per l’immane missione che svolgerà sul Gargano”.
Questo libro vuole offrirvi il singolare privilegio di contemplare un Santo profondamente segnato da grandissimi carismi, ma anche contrassegnato da immense sofferenze fisiche, morali e spirituali.
Solo leggendolo si può comprendere meglio la eccezionale personalità mistica, oltre che la grandezza, la straordinaria efficacia dellintercessione e la sfolgorante santità di Padre Pio da Pietrelcina (Donato Calabrese).
www.donatocalabrese.it
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DONATO CALABRESE
VIALE MELLUSI, 94
82100 BENEVENTO tel. 0824-315544 cell. 338-3145085

Da Novembre in libreria All’est dell’est – il volume fotografico di Klavdij Sluban vincitore della sedicesima edizione dello European Publishers Award for Photography (EPAP) 2009

Milano, 24 novembre 2009All’Est dell’Est è l’intenso diario in bianco e nero che Klavdij Sluban ha tenuto dal 2002 al 2008. Un viaggio lungo gli itinerari tracciati dalle linee ferroviarie che collegano l’Europa ai lontani paesi dell’Est, con lo scopo di raccontare “gli est a chi sa a malapena che ne esiste uno”.

L’itinerario si snoda lungo le grandi vie ferroviarie dell’Est come la transiberiana, da Mosca a Pechino, da Pechino a Lasa, per poi attraversare i paesaggi innevati della Siberia, dei Balcani ma anche attraverso le città di Odessa e San Pietroburgo.

Nato a Parigi, figlio di genitori immigrati in Francia dalla Slovenia, sin da bambino Klavdij Sluban ha viaggiato in treno per recarsi in Jugoslavia, dove ha trascorso parte della sua infanzia. In treno, in autobus, a piedi… modi che consentono al viaggiatore di radicarsi nel viaggio e di smarrirsi lungo le vie, ai bordi delle strade dell’Est.

Attraverso le 67 fotografie Sluban spiega la problematica degli spazi chiusi e degli orizzonti forzati, suggerendo le fratture di una prigionia che intensifica l’interiorizzazione delle percezioni.

Erri De Luca, nel testo di introduzione al libro scrive: “Il fotografo Klavdij Sluban viene dalla metà d’Europa separata, ha dimestichezza con recinti e sbarre. Ha voluto anche insegnare fotografia in prigione. Visita con questo libro l’est, un ex convento di clausura.” (…)“Il viaggio del fotografo più che dirigersi a un est inteso come tempo precedente, penetra un futuro, apre una breccia nel suo muro. Il fotografo visita l’est da pellegrino che interroga un oracolo. Ne ottiene visioni tra vapori e fumi. L’est è un futuro sbaragliato, la prolunga di un tempo a venire dell’umanità, che ancora scodinzola ma debolmente.” (…)

All’est dell’est è un viaggio attraverso un est silenzioso e schivo, lontano dai clamori politici e dagli sviluppi industriali che descrivono oggi l’oriente.

Con All’est dell’est, Klavdij Sluban ha vinto lo EUROPEAN PUBLISHERS AWARD FOR PHOTOGRAPY 2009, selezionato quest’anno tra più di 150 lavori di autori internazionali. Il concorso, giunto alla sua sedicesima edizione, premia un fotografo attraverso la pubblicazione del libro in tante edizioni quanti sono gli editori che promuovono il concorso e che costituiscono la giuria: Actes Sud (Francia) , Apeiron Photos (Grecia), Edition Braus (Germania), Dewi Lewis Publishing (Gran Bretagna) Lunwerg Editores (Spagna) e Peliti Associati per l’Italia. Alla giuria hanno partecipato quali membri esterni: Maria Francesca Bonetti, curatrice delle Collezioni Fotografiche dell’Istituto Nazionale per la Grafica e Adriana Nuneva, Global Marketing & Communications, dell’azienda Heidelberger Druckmashinen AG che sostiene il concorso.

I vincitori delle passate edizioni sono:

2008, Jacob Abue Sobol, Io Tokyo,

2007, Paolo Pellegrin, As I was dying

2006, Ambroise Tézenas, Pechin, teatro del popolo

2005, Lorenzo Castore, Paradiso

2004, Harri Kallio, Il Dodo e l’isola di Mauritius

2003, Harris Kakarouhas, Il tempo sospeso

2002, Simon Norfolk, Afganistan zero

2001, David Farrell, Paessaggi innocenti

2000, Alfons Alt, Bestiae

1999, Jeff Mermelstein, Sidewalk

1998, Dean Chapman, Karenni

1997, Tony Catany, Natura in posa

1996, Bruce Gilden, Haiti

1995, Shanta Rao, Donne d’Africa

1994, Dario Mitidieri, I bambini di Bombay

Le caratteristiche tecniche sono:

Formato: cm 27 x 29

Pagine: 116

Fotografie di: Klavdij Sluban

Testi: Erri De Luca

Editore: Peliti Associati

Distribuzione: Messaggerie Libri

Prezzo di copertina: 39 Euro

Klavdji Sluban è nato a Parigi nel 1963 e ha trascorso l’infanzia a Livold, Slovenia. Appassionato di fotografia sin dall’adolescenza, nel 1986 ottiene una borsa di studio in Letteratura Anglo-americana ed effettua uno stage fotografico presso lo studio di George Fèvre. Dopo aver viaggiato molto, nel 1992 ritorna in Francia e si dedica completamente alla fotografia. Dal 1995 al 2001 Klavdji Sluban ha organizzato una scuola di reportage con gli adolescenti di un centro di giovani detenuti a Fleury-Mérogis, con il sostegno dei grandi maestri da Henri Cartier Bresson, Marc Ribaud William Klein. Dopo il 1998 ha portato questo progetto anche nei penitenziari giovanili di Russia, Ucraina, Georgia, Moldavia, Lettonia, Slovenia e Irlanda fino ad arrivare nel 2007 e 2008 a creare laboratori fotografici fin nelle prigioni di Guatemala e Salvador. Nel 2000 ha vinto il Premio Niepce e nel 2004 il Premio Leica.

Ufficio stampa:

Peliti Associati – Lorenzo Sartorio

Tel 02. 66982357

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